Posted by Admin | CELRA | Friday 10 October 2014 1:32 pm

Dichiarazione della Conferenza dei Vescovi Latini delle Regioni Arabe (CELRA)

 

RAS EL KHAIMEH (Emirati Arabi Uniti) – Dal 30 settembre al 4 ottobre 2014, i vescovi della penisola arabica, di Siria, Libano, Giordania, Palestina, Israele, Cipro, Gibuti e Somalia si incontrano in occasione della Conferenza Episcopale dei Vescovi latini delle regioni Arabe (CELRA) per discutere le varie sfide attuali nella regione. Di seguito è riportato il comunicato diffuso dopo la riunione.

 

La nostra riunione annuale si è tenuta a Ras El Khaimeh (UAE) dal 30 settembre fino al 4 ottobre 2014, con la partecipazione di vescovi provenienti dalla penisola araba, la Siria, il Libano, la Giordania, la Palestina, Israele, Cipro, Gibuti e Somalia. Dopo un ricco scambio sulla situazione pastorale nei nostri rispettivi paesi, abbiamo studiato i tre temi proposti dal programma: la pace e la riconciliazione, la migrazione e la famiglia.
1. Noi, vescovi, partecipiamo alle sofferenze dei nostri popoli a Gaza, nella Siria e Iraq che hanno subito una distruzione massiva con un gran numero di vittime e feriti, e a quelle del Yemen e della Somalia, dove prevale una grande instabilità politica. Le informazioni che provengono da queste zone di conflitto sono orribili. Nove milioni di siriani sono profughi o senza casa. Più della metà dei cristiani siriani e iracheni hanno fuggito i loro paesi perché indifesi. Per la prima volta da 17 secoli, una grande città come Mosul si trova senza la sua comunità cristiana. Le sofferenze di altre minoranze come i yazidi ed i Curdi, nonché di numerosi Sciiti e sunniti non ci lasciano indifferenti. Per mettere fine a questi conflitti assurdi, occorre guarire le cause che si trovano sia nell’ingiustizia come in Palestina, sia nell’intolleranza religiosa e etnica come in Siria e Iraq, senza escludere gli interessi politici e economici dei paesi che hanno sostenuto la guerra e venduto armi.
Pertanto, ribadiamo che:
– non c’è pace senza giustizia come non c’è giustizia senza rispetto dei diritti umani, sociali e religiosi. Finalmente non c’è pace senza perdono e riconciliazione. La chiesa prega e lavora perché questa riconciliazione diventi una realtà in tutto il Medio Oriente. Senza una vera riconciliazione, basata sulla giustizia ed il perdono reciproco, la pace rimarrà assente, perché i stessi fattori che hanno prodotto il conflitto continueranno a generare più odio è più guerre.
–  che non si può utilizzare la violenza a nome della religione poiché ogni persona umana ha diritto al rispetto a prescindere della sua appartenenza religiosa, etnica o del suo statuto minoritario. A questo punto, desideriamo riconoscere il ruolo delle chiese e delle sue agenzie umanitarie nella distribuzione di aiuti senza guardare alla religione delle persone, nonché l’eroicità di molti musulmani che hanno condannato il radicalismo religioso o che hanno difeso le minoranze perseguitate a rischio delle loro vita.
– il diritto degli oppressi all’autodifesa e alla possibilità da parte della comunità internazionale di utilizzare la forza in modo proporzionato per fermare l’aggressione e l’ingiustizia  contro le minoranze etniche e religiose.
2. Salutiamo i milioni di lavoratori stranieri in cerca di lavoro e di dignità, accolti in molti paesi del Medio Oriente, e ringraziamo quei governi che stanno facendo un progresso nel riconoscimento della libertà di culto dei lavoratori. Questi, con le loro competenze e energie, cooperano alla costruzione dei paesi accoglienti e al benessere dei loro abitanti in scambio di un giusto compenso. Nello stesso tempo, i vescovi chiedono agli immigrati cristiani di rispettare la cultura e le tradizioni dei paesi che li accolgono.
Abbiamo incontrato molte comunità a Dubai, Abu Dabi, Fujeireh, Um quwein, Sharja e Ras El Khaimeh, appartenenti a 34 nazionalità, e abbiamo ammirato la loro fede, che vivono in mezzo a difficoltà e sacrifici, ma con grande gioia. La maggioranza dei lavoratori danno una testimonianza di pace e di tolleranza e aspettano reciprocità e rispetto della loro dignità umana e dei loro diritti sociali, pensando più particolarmente alle donne.

 

3. In vista del prossimo sinodo sulla famiglia che si terrà a Roma durante questo mese di ottobre, abbiamo scambiato idee sulla bellezza, centralità e importanza della famiglia cristiana, voluta da Dio sul modello dell’alleanza fra Cristo e la Sua Chiesa. Abbiamo discusso le diverse sfide della famiglia in generale, ma specialmente quelle vissute dai profughi e dai migranti. Abbiamo pensato alle coppie separate o in crisi e ci siamo posti la domanda su come trovare l’equilibrio fra l’indissolubilità del matrimonio da una parte e il bisogno dei divorziati risposati di una vita sacramentale. Abbiamo anche sottolineato la necessità primordiale della formazione permanente delle famiglie, soprattutto l’accompagnamento delle giovani coppie e il loro inserimento nei movimenti ecclesiali che curano la famiglia.
Attendiamo molti frutti dal prossimo sinodo e invitiamo i nostri fedeli a pregare per Papa Francesco e i padri sinodali affinché il Signore li illumini nel dare risposte adeguate alle sfide e rischi che corre l’istituzione della famiglia.

I Vescovi della CELRA

Ras El Khaimah, 4 ottobre 2014, festa di San Francesco d’Assisi